Casa 770, la casa “clonata”

Casa 770, la casa “clonata”
Ai margini del quartiere di Porta Venezia, più precisamente in zona Risorgimento,(via Poerio 35) c’è una casa curiosa. Molti la chiamano “la casa olandese” perché ricorda le abitazioni del nord Europa ed effettivamente la casa si estende su tre livelli e riproduce una tipica casa nord europea in mattoncini, con... Continua »
febbraio 24, 2015

La chiesa delle spose

La chiesa delle spose
Oggi vogliamo farvi scoprire una chiesa poco nota alle guide turistiche ma conosciuta e amata da tutti i milanesi, o meglio, da tutte “le” milanesi. Si tratta della Basilica di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, conosciuta anche come “la Chiesa delle Spose”.  Volete sapere perché? Seguiteci nel nostro... Continua »
febbraio 12, 2015

Forse baciandoli tutti e quattro…

Forse baciandoli tutti e quattro…
San Valentino si avvicina e così, come ogni anno, per le romanticone che al momento non dispongono di un fidanzato la tortura ricomincia. CuriosaMi ha la soluzione per voi, seguiteci all’interno di Santa Maria delle Grazie! Quasi tutti  conoscono questa chiesa per via del capolavoro di Leonardo l’Utima Cena che... Continua »
febbraio 11, 2015

Milano è una giungla

Milano è una giungla
Volete rimanere a bocca aperta dallo stupore? Allora dirigetevi verso via Cappuccini arrivando da corso Venezia e passando sotto il grande arco di via Salvini, cercate il numero 9, con la ringhiera in ferro battuto con le punte dorate in alto. Adesso provate a sbirciare oltre la ringhiera e dietro... Continua »
febbraio 10, 2015

Zucche o igloo?

Zucche o igloo?
Non serve che nevichi per vedere gli igloo a Milano. Anche col sole d’agosto basta percorrere i pochi metri che separano Cassina de’ Pomm, dove finisce il Naviglio della Martesana, con via Lepanto per passeggiare tra le caratteristiche casette dove vivono gli Inuit. Per una bella panoramica della zona basta... Continua »
febbraio 9, 2015

Puffolandia? No, Milano!

La chiamano «strada delle case a fungo» o anche «villaggio degli gnomi». Via Lepanto,nel  quartiere della Maggiolina conserva otto abitazioni(erano 13 in origine)  con una forma assai particolare: quella di fungo.

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Si, avete capito bene: proprio funghi, con gambo e cappello. Avete presente le abitazioni dei puffi? Persino la pittura era identica, e riprendeva i colori dell’Amanita Muscaria: un fungo tanto simpatico quanto velenoso, distinguibile per la testa rossa a pois bianchi.

Le progettò l’ architetto Mario Cavallè, nel 1946. Il loro diametro misura  7,5 metri e l’altezza è di poco superiore ai tre metri, con un’ estensione di 45 mq. Queste case erano strutturate al loro interno in uno o più vani, e tutte con un secondo livello che funge da cantina e circondate da un piccolo giardino che dava davvero l’impressione della dimora di una creatura dei boschi. Al di là di tutto, ci si chiede come i proprietari abbiano adattato la sistemazione dei mobili alle pareti ricurve.

“Una casetta piccola e accogliente, a forma di sogno, che fa sorridere e provare un po’ di invidia a chi ci passa di fronte” così è stata descritta la casa al numero 9 di via Lepanto, quella nel miglior stato di connservazione del complesso.

Purtroppo i veri e propri funghi, in realtà, non ci sono più, vennero infatti demolite negli anni ’60 per decisione dello stesso figlio di Cavallè. Esistono nella zona altre case di forma tonda sempre di paternità dello stesso architetto, ve ne parleremo in un prossimo articolo.
Per vederne alcune con la stessa forma, ma con i colori e le decorazioni non originali potete recarvi in Via Donizetti, 18 a Novate Milanese, lì troverete degli esemplari simili.

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Il mistero di S. Ambrogio

Entrando nel cortile della chiesa vi capiterà di notare un dettaglio curioso: sulle mura si trovano quattro sacchiere.

Più precisamente una è situata sul nartece, un’altra in facciata tra due colonne, e due sul muro a sinistra appena entrati.
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Le dimensioni sono tutte diverse: la prima è di sette caselle per sette, la seconda di otto per otto e le ultime due rispettivamente di sette per sette e cinque per cinque.

L’ultima probabilmente è la più particolare tra tutte essendo composta da 25 caselle di cui solo 4 bianche.

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Qual è il significato di queste scacchiere? All’epoca il gioco degli scacchi era stato proibito da papa, quindi non era scuramente a scopo ludico, inoltre, trovandosi in verticale, sarebbe impossibile giocarvi.

Che il senso fosse scaramantico?  Alcune ipotesi avanzate a riguardo sono da ritenersisbrigative ed improvvisate. Se così fosse,infatti, si dovrebbero a logica trovare altre scacchiere in gran parte delle chiese, cosa che invece non avviene.

Un’altra teoria, più articolata, ma allo stesso tempo non comprovata, farebbe risalire le scacchiere di sant’Ambrogio ai Crociati e soprattutto ai Templari. Effettivamente pare che nel 1135, durante il suo soggiorno nella canonica di San Lorenzo, Bernardo abbia citato l’Ordine Templare quale esempio di semplicità e di modello per la cristianità; del resto lui ne era stato il legislatore, avendo composto la loro Regola. Secondo alcuni, i Templari stessi erano al seguito di Bernardo al suo arrivo a Milano; la delegazione sarebbe stata accolta in pompa magna e fatta alloggiare nel chiostro del monastero. L’anno seguente si ha notizia di una Mansione Templare (Domus de Templo) in città.

Cosa c’entra dunque la scacchiera con i Templari? Non è una domanda fuori luogo, poichè essa è l’immagine della ‘dualità’, con il bicromatismo di cui è caratterizzata e i Templari avevano adottato un vessillo ufficiale- detto Beauceant- che era bipartito, sopra in bianco e sotto in nero.

Qualunque fosse il senso di questi segni non lo sapremo mai…la chiesa di Sant’Ambrogio continuerà a tenerci sotto scacco!

 

 

 

Piccoli inquilini della Galleria

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C’era una volta una vecchina che abitava in uno dei sottotetti della Galleria Vittorio Emanuele. Era nota l’anziana signora, perché dagli abbaini nutriva i colombi e per la sua coppia di gatti neri che girovagava libera sui tetti. Il giorno in cui la vecchina, troppo sola e troppo anziana per continuare a vivere lassù in cima è stata portata via, i mici sono rimasti. Troppo selvatici e troppo diffidenti per lasciarsi catturare. Ma sprezzanti del pericolo e curiosi tanto da avventurarsi più d’una volta attraverso i magazzini nei negozi ospiti della Galleria. E per di più non sterilizzati.

Sono trascorsi almeno tre lustri e oggi, sui tetti della Galleria, vive una colonia di mici tutti neri. I mici della vecchina si sono moltiplicate e ora sono almeno una dozzina. Anche se c’è chi li accudisce, portando loro il cibo ogni giorno.

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Dopo la decisione del comune di concedere parte delle passerelle sul tetto per creare un percorso turistico potrà la colonia convivere con i tetti animati, un ristorante, turisti in passeggiata sulle vette della Galleria?

Una prima risposta arriva proprio dall’imprenditore Alessandro Rosso, che è l’artefice di questa trasformazione e restyling. «Un tetto senza gatti è anonimo – dice -. La colonia deve rimanere qui, mi opporrei se qualcuno avesse un’idea diversa. Anzi, intendo contribuire al loro mantenimento. Lasceremo loro sia lo spazio sia la tranquillità, studieremo le soluzioni ambientali che consentano ai mici di continuare a trovarsi bene».Schermata 01-2457053 alle 15.31.26

Passeggiata sulla Galleria

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Un itinerario suggestivo e inedito sulle passerelle che un secolo e mezzo fa vennero realizzate per la manutenzione del gioiello architettonico opera dell’architetto Giuseppe Mengoni, nel cuore di Milano, e da allora mai aperte al pubblico. Lo diventeranno nei prossimi mesi: se si riuscirà già entro i primi giorni di Expo

Il progetto è finanziato dal Seven Stars Hotel e AlessandroRosso Group, a cui il Comune ha concesso in uso la porzione del tetto.

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Con l’ok della soprintendenza verranno rifatte e allargate le originali passerelle ideate per la manutenzione del tetto a vetri della Galleria. Il tour permetterà di ammirare dall’alto piazza Duomo e la cattedrale, piazza della Scala e il nuovo skyline della città. Il percorso, lungo 250 metri e con 550 metri quadrati di superficie, avrà una serie di terrazze e piazzole di sosta, oltre a pannelli che spiegheranno la storia della Galleria e un sistema di illuminazione per le visite notturne. Inizialmente verrà aperto nel tratto tra via Silvio Pellico 2 e via Silvio Pellico 8, mentre più in là nel tempo verrà completato il percorso da piazza Duomo fino a piazza della Scala passando per il ‘cupolone’.

L’idea è di aprire le visite dalle 7 alle 23 per godersi il panorama dall’alba al tramonto. Per salire si utilizzeranno due ascensori veloci, uno già realizzato e l’altro in fase di costruzione, con la salita dall’interno del cortile di via Pellico 2, lato di piazza Duomo, e la discesa dal cortile del civico 8.

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Trattamento reale in Stazione Centrale

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La stazione di Milano sin dall’origine era stata porgettata per accogliere al meglio migliaia di viaggiatori…per uno in particolare però era stato previsto un trattamento speciale! Di chi parliamo? Del re!
Aveva infatti un’entrata personale sul lato sud-est della stazione, precisamente da Piazza Luigi di Savoia 1/26.

Disegnato da Ulisse Stacchini nel 1931 l’ambiente esiste ancora e si chiama atrio reale o sala delle armi per via dei bassorilievi che rappresentano proprio scene e metodi di guerra dell’epoca; la sala aveva la funzione di accogliere la famiglia reale durante l’attesa precedente alla partenza, prevedeva addirittura che il re e la regine potessero sostare separatamente, ognuno con i proprio collaboratori prima di salire a bordo del treno reale,sul binario 21, al quale si accedeva direttamente attraverso le porte a vetri del salone.

Percorrendo pavimenti intarsiati attraverso un corridoio di arredi, mosaici e decorazioni marmoree si respira un’aria antica, surreale, un luogo che anche emotivamente contrasta con il frenetico movimento delle migliaia di passeggeri quotidiani che transitano nella stazione di Milano Centrale.

Sono infatti tutt’ora presenti decorazioni lussuose originarie in stile impero degli anni trenta: fontane in marmo rosso, lampadari di design, poltrone dallo schienale lunghissimo come dettava la moda di quegli anni, pavimenti di legno intarsiato.

Proprio questi ultimi sono oggetto di un’ulteriore curiosità: uno dei motivi decorativi è la svastica, forse in previsione dell’accoglienza di Hitler che però non passò mai per questa sala.

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La parte più interessente però probabilmente è il bagno: dietro lo specchio si nasconde infatti una via di fuga in caso di emergenza.

 

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