Picchiare la testa in Sant’Eustorgio

Picchiare la testa in Sant’Eustorgio
Con tutta la fretta e lo stress che regnano a Milano pare quasi naturale che esista un santo e una reliquia a cui votarsi contro il mal di testa, ora vi spieghiamo le origini di questa leggenda che riguarda la chiesa di Sant’Eustorgio. Pietro da Verona, entrato contro il volere... Continua »
febbraio 23, 2015

Il campanile imprigionato

Il campanile imprigionato
Di solito sono i prigionieri ad essere rinchiusi nelle torri, non le torri ad essere prigioniere…ma a Milano si sa, tutto può sucedere ed è così che, recandosi al numero 9 di via Giannone potrete trovare il campanile di un’antica chiesa letteralmente imprigionato all’interno di un condominio. Se siete già... Continua »
febbraio 19, 2015

Un salto a Pechino in giornata

Un salto a Pechino in giornata
Il Capodanno cinese è una scenografica festività che vede danze, canti, lanterne e dragoni dispiegarsi per celebrare l’arrivo del nuovo anno, solitamente nel periodo di febbraio, svariate settimane dopo il capodanno occidentale. Per assistere a queste celebrazioni però non per forza bisogna prendere un aereo e andare a Pechino: da... Continua »
febbraio 19, 2015

Carnevale ambrosiano

Carnevale ambrosiano
Dove si osserva il rito ambrosiano, ovvero nella maggior parte delle chiese dell’arcidiocesi di Milano e in alcune delle diocesi vicine, il Carnevale finisce con la prima domenica di quaresima; l’ultimo giorno di carnevale è il sabato, 4 giorni dopo rispetto al martedì in cui termina dove si osserva il... Continua »
febbraio 18, 2015

Burano? No, zona Cinque Giornate

Burano? No, zona Cinque Giornate
Questa foto è stata scattata a Milano. Non a Burano, non a Portobello Road e neppure in un piccolo borgo ligure. La  cosa vi stupisce? Non preoccupatevi: non sono in molti infatti a conoscere questo piccolo quartiere composto di villette multicolore, incredibilmente intatte e curatissime, situato in via Lincoln, nella... Continua »
febbraio 16, 2015

La chiesa delle spose

Oggi vogliamo farvi scoprire una chiesa poco nota alle guide turistiche ma conosciuta e amata da tutti i milanesi, o meglio, da tutte “le” milanesi. Si tratta della Basilica di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, conosciuta anche come “la Chiesa delle Spose”.  Volete sapere perché? Seguiteci nel nostro racconto!

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Ci troviamo in Corso Italia, via centralissima a due passi dal Duomo e da Piazza Missori. Se, arrivati all’altezza del civico 37, ci mettete qualche secondo a localizzare la Chiesa è per via del grande portico cinquecentesco che la nasconde agli sguardi dei passanti. Ammettiamolo, dall’esterno la vista non è così promettente ma l’imponente facciata, con i suoi angeli che si stagliano sullo sfondo, vi esorterà ad entrare attraverso un antico portone in legno.

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A noi però oggi interessa il lato romantico della storia: notate tutti quei bouquet gentilmente adagiati sull’altare della Madonna? Non sono offerte qualunque, ma il dono del mazzo di fiori più importante della vita di una donna: quello del matrimonio.
Gli archivi ecclesiastici narrano che nel lontanissimo 1485, quando a Milano imperversava la peste, la Madonnina raffigurata in un dipinto si animò e guarì tutti i fedeli riuniti in preghiera nella chiesa di San Celso, ponendo fine all’epidemia nell’intera città. Presto tutti i cittadini vennero a conoscenza dell’avvenimento prodigioso e fu subito fatta costruire la Basilica più grande, per rendere omaggio alla Madonnina miracolosa. Da quel momento, secondo un’ormai secolare tradizione, questo è il Santuario dove le spose milanesi, subito dopo il rito del matrimonio, vengono a donare il bouquet nuziale alla Madonnina miracolosa per ottenerne la benedizione. Non pensate sia un’usanza del passato, molte giovani spose lo fanno tuttora!

Abbiamo provato a sbirciare l’immagine sacra della Madonnina ma niente da fare: l’accesso al luogo sacro è concesso solo alle bouquet-munite e… previa prenotazione via e-mail. Future spose di Milano, siete avvertite!

Se non sapevate di questa tradizione e ormai il vostro grande giorno è passato non disperate: è molto diffusa l’usanza di recarsi al Santuario per ricordare con commozione quel giorno in occasione degli anniversari di nozze oppure per rinnovare le promesse. A questo punto perchè non farci una capatina proprio nel giorno più romantico dell’anno?

Zucche o igloo?

Non serve che nevichi per vedere gli igloo a Milano. Anche col sole d’agosto basta percorrere i pochi metri che separano Cassina de’ Pomm, dove finisce il Naviglio della Martesana, con via Lepanto per passeggiare tra le caratteristiche casette dove vivono gli Inuit.

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Per una bella panoramica della zona basta percorrere da via Melchiorre Gioia, dove finisce il Naviglio la via Tarvisio e salire sul ponte che scavalca la ferrovia. Da qui sopra, guardando verso piazza Carbonari, sulla destra si notano delle piccole cupole rosse nascoste tra gli altri palazzi. Sono loro le casette a igloo, chiamate anche “case a zucca” per la copertura rossa del tetto.

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L’architetto Mario Cavallé per realizzare queste case (e le precedenti a forma di fungo, ora demolite di cui si è parlato nel precedente articolo) sembra che utilizzò delle “casseforme gonfiabili” (tipo camera d’aria) per riuscire a gettare in cemento armato le strutture a semisfera

A quel tempo l’architettura era molto tesa a trovare soluzioni minimali e innovative per rendere più confortevoli spazi piccoli dedicati alla classe operaia. L’interno infatti non si può certo definire spazioso. Eppure, a suo modo, Cavallè divise lo spazio interno di circa 45 metri quadrati in modo ancora oggi funzionale: due livelli, uno seminterrato a cui si accede dall’esterno, l’altro a livello strada composto da ingresso, mini bagno, cucina con soggiorno e camera da letto

Oggi delle 12 case originarie ne sopravvivono solo 8, di cui una con ingresso in via Stefini, per amore dei fotografi. Le altre, attorniate dal loro piccolo giardino, quasi non si notano più dietro agli alberi ormai più alti dei loro tetti.

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Puffolandia? No, Milano!

La chiamano «strada delle case a fungo» o anche «villaggio degli gnomi». Via Lepanto,nel  quartiere della Maggiolina conserva otto abitazioni(erano 13 in origine)  con una forma assai particolare: quella di fungo.

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Si, avete capito bene: proprio funghi, con gambo e cappello. Avete presente le abitazioni dei puffi? Persino la pittura era identica, e riprendeva i colori dell’Amanita Muscaria: un fungo tanto simpatico quanto velenoso, distinguibile per la testa rossa a pois bianchi.

Le progettò l’ architetto Mario Cavallè, nel 1946. Il loro diametro misura  7,5 metri e l’altezza è di poco superiore ai tre metri, con un’ estensione di 45 mq. Queste case erano strutturate al loro interno in uno o più vani, e tutte con un secondo livello che funge da cantina e circondate da un piccolo giardino che dava davvero l’impressione della dimora di una creatura dei boschi. Al di là di tutto, ci si chiede come i proprietari abbiano adattato la sistemazione dei mobili alle pareti ricurve.

“Una casetta piccola e accogliente, a forma di sogno, che fa sorridere e provare un po’ di invidia a chi ci passa di fronte” così è stata descritta la casa al numero 9 di via Lepanto, quella nel miglior stato di connservazione del complesso.

Purtroppo i veri e propri funghi, in realtà, non ci sono più, vennero infatti demolite negli anni ’60 per decisione dello stesso figlio di Cavallè. Esistono nella zona altre case di forma tonda sempre di paternità dello stesso architetto, ve ne parleremo in un prossimo articolo.
Per vederne alcune con la stessa forma, ma con i colori e le decorazioni non originali potete recarvi in Via Donizetti, 18 a Novate Milanese, lì troverete degli esemplari simili.

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Divieto di ingresso agli adulti: il giardino a misura di bambino!

A sinistra della Villa Reale di Via Palestro si intravede da un cancello un bellissimo giardino, il giardino della villa Belgiojoso Bonaparte chiamato anche giardino della Villa Comunale o giardino della Villa Reale.
Avvicinandosi alla cancellata è leggibile un cartello che recita: “L’ingresso è riservato ai minori di 12 ann accompagnati da una persona adulta”.

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Sembra una barzelletta, invece è tutto vero: questo lugo è stato dedicato dal comune di Milano ai bambini e gli adulti, per una volta, possono entrare solo se accompagnati!

Il giardino è uno dei primi esempi di giardini “all’inglese” realizzati a Milano su commissione del conte Lodovico Barbiano di Belgiojoso, figura di spicco della nobiltà milanese e della corte asburgica, e su progetto dell’architetto viennese Leopold Pollack, allievo del Piermarini.

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Il giardino, secondo i canoni dello stile paesaggistico, ha un impianto compositivo asimmetrico e sottolinea il trionfo della linea curva su quella retta.

Il suo punto forte è il laghetto, abitato da carpe, tartarughe, papere e ninfee.

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Inoltratevi sul ponticello fino a spingervi sotto il patio a cupola, vi sentirete davvero proiettati in un luogo della letteratura romantica!

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Potete scoprire come godere al meglio di un giro in questo parco insieme ai vostri bambini sulla pagina di ManoxMano

Il mistero di S. Ambrogio

Entrando nel cortile della chiesa vi capiterà di notare un dettaglio curioso: sulle mura si trovano quattro sacchiere.

Più precisamente una è situata sul nartece, un’altra in facciata tra due colonne, e due sul muro a sinistra appena entrati.
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Le dimensioni sono tutte diverse: la prima è di sette caselle per sette, la seconda di otto per otto e le ultime due rispettivamente di sette per sette e cinque per cinque.

L’ultima probabilmente è la più particolare tra tutte essendo composta da 25 caselle di cui solo 4 bianche.

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Qual è il significato di queste scacchiere? All’epoca il gioco degli scacchi era stato proibito da papa, quindi non era scuramente a scopo ludico, inoltre, trovandosi in verticale, sarebbe impossibile giocarvi.

Che il senso fosse scaramantico?  Alcune ipotesi avanzate a riguardo sono da ritenersisbrigative ed improvvisate. Se così fosse,infatti, si dovrebbero a logica trovare altre scacchiere in gran parte delle chiese, cosa che invece non avviene.

Un’altra teoria, più articolata, ma allo stesso tempo non comprovata, farebbe risalire le scacchiere di sant’Ambrogio ai Crociati e soprattutto ai Templari. Effettivamente pare che nel 1135, durante il suo soggiorno nella canonica di San Lorenzo, Bernardo abbia citato l’Ordine Templare quale esempio di semplicità e di modello per la cristianità; del resto lui ne era stato il legislatore, avendo composto la loro Regola. Secondo alcuni, i Templari stessi erano al seguito di Bernardo al suo arrivo a Milano; la delegazione sarebbe stata accolta in pompa magna e fatta alloggiare nel chiostro del monastero. L’anno seguente si ha notizia di una Mansione Templare (Domus de Templo) in città.

Cosa c’entra dunque la scacchiera con i Templari? Non è una domanda fuori luogo, poichè essa è l’immagine della ‘dualità’, con il bicromatismo di cui è caratterizzata e i Templari avevano adottato un vessillo ufficiale- detto Beauceant- che era bipartito, sopra in bianco e sotto in nero.

Qualunque fosse il senso di questi segni non lo sapremo mai…la chiesa di Sant’Ambrogio continuerà a tenerci sotto scacco!