Come in una macchina del tempo: la vigna leonardesca

Come in una macchina del tempo: la vigna leonardesca
In molti conoscono la casa degli Atellani e il suo legame con il grande maestro di Vinci. Pochi sanno però che fino a novant’anni fa, dietro la facciata del noto palazzo, si conservava pressoché intatta, dopo secoli, la vigna di Leonardo, donatagli da Lodovico il Moro nell’aprile del 1499 per... Continua »
febbraio 20, 2015

Il campanile imprigionato

Il campanile imprigionato
Di solito sono i prigionieri ad essere rinchiusi nelle torri, non le torri ad essere prigioniere…ma a Milano si sa, tutto può sucedere ed è così che, recandosi al numero 9 di via Giannone potrete trovare il campanile di un’antica chiesa letteralmente imprigionato all’interno di un condominio. Se siete già... Continua »
febbraio 19, 2015

Un salto a Pechino in giornata

Un salto a Pechino in giornata
Il Capodanno cinese è una scenografica festività che vede danze, canti, lanterne e dragoni dispiegarsi per celebrare l’arrivo del nuovo anno, solitamente nel periodo di febbraio, svariate settimane dopo il capodanno occidentale. Per assistere a queste celebrazioni però non per forza bisogna prendere un aereo e andare a Pechino: da... Continua »
febbraio 19, 2015

Il platano dell’impiccato

Il platano dell’impiccato
A Milano esistevano vari luoghi deputati alle esecuzioni capitali. Per la ‘gente comune’ veniva utilizzata piazza Vetra mentre per i nobili (a cui era riservata la decapitazione e non l’impiccagione) il luogo deputato era piazza Mercanti. Infine, tutta la zona occupata dall’attuale corso Lodi, era utilizzata come fossa comune di... Continua »
febbraio 15, 2015

La chiesa delle spose

La chiesa delle spose
Oggi vogliamo farvi scoprire una chiesa poco nota alle guide turistiche ma conosciuta e amata da tutti i milanesi, o meglio, da tutte “le” milanesi. Si tratta della Basilica di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, conosciuta anche come “la Chiesa delle Spose”.  Volete sapere perché? Seguiteci nel nostro... Continua »
febbraio 12, 2015

Forse baciandoli tutti e quattro…

San Valentino si avvicina e così, come ogni anno, per le romanticone che al momento non dispongono di un fidanzato la tortura ricomincia. CuriosaMi ha la soluzione per voi, seguiteci all’interno di Santa Maria delle Grazie!

Quasi tutti  conoscono questa chiesa per via del capolavoro di Leonardo l’Utima Cena che è stato realizzato nell’ex refettorio del convento, ma non siamo qui per questo. Entrate quindi nella chiesa ma, quando sulla sinistra noterete una porticina, uscite e vi ritroverete in un chiostro a pianta quadrata, porticato con la possibilità di sedersi sui muretti tra le colonne. La nostra meta oggi è questa!

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Siamo nel “chiostro piccolo” , oggi detto anche “delle rane” per via delle ranocchie in bronzo che ornano la fontanella al centro del chiostro.

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La sua costruzione si colloca alla fine del Quattrocento, negli anni della ricostruzione della tribuna, e viene quindi ritenuto parte dello stesso progetto di Bramante per la tribuna.

Questo luogo è una vera e propria oasi di pace e serenità nel centro di Milano. Le aiuole sono abbellite da splendidi esemplari di magnolie stellate che, nel mese di marzo, sbocciano in una spettacolare fioritura di corolle bianche che risaltano come candide nuvole sulle decorazioni in cotto della tribuna e del portico.

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Insomma…perchè non fare un tentativo? Ce ne sono addirittura quattro di ranocchi da trasformare in principi!

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Milano è una giungla

Volete rimanere a bocca aperta dallo stupore? Allora dirigetevi verso via Cappuccini arrivando da corso Venezia e passando sotto il grande arco di via Salvini, cercate il numero 9, con la ringhiera in ferro battuto con le punte dorate in alto. Adesso provate a sbirciare oltre la ringhiera e dietro la siepe. No, non è un’allucinazione, quello è davvero uno stormo di fenicotteri rosa!

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La villa in questione appartine alla famiglia Invernizzi ( si, proprio l’Invernizzi del formaggino Mio).

«A Villa Invernizzi sono presenti animali di due specie, fenicottero rosa o maggiore ( Phoenicopterus roseum ) e fenicottero cileno ( Phoenicopterus chilensis ) – spiega Lorenzo Crosta, medico veterinario che da oltre vent’anni si occupa di loro.

Questi esemplari sono tutti nati in cattività da esemplari portati nel nostro paese dal Cile e dall’Africa prima del 1980, data in cui l’Italia aderì alla convenzione che tutela gli animali esotici e le specie a rischio d’estinzione. Questi fenicotteri addirittura riproducendosi, dimostrano di stare benissimo nel micro cosmo creato dal cavalier Invernizzi benissimo,  tanto che diversi anni fà, dopo una nidificazione inaspettatamente copiosa, parte dello stormo fu affidato  al parco Zoo di Punta Verde a Lignano.

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Nella comunità di Villa Invernizzi ci sono esemplari di addirittura 25 anni. Di loro si occupa un custode che prepara ogni giorno un pastone perfettamente equilibrato: «Vitamine e crostacei sono indispensabili anche per il pigmento rosa delle piume» precisa il dottor Crosta.

La villa non è aperta al pubblico, ma i fenicotteri si possono comunque  intravedere attraverso le inferiate del cancello.

Forse è proprio vero che…Milano è una giungla!

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Zucche o igloo?

Non serve che nevichi per vedere gli igloo a Milano. Anche col sole d’agosto basta percorrere i pochi metri che separano Cassina de’ Pomm, dove finisce il Naviglio della Martesana, con via Lepanto per passeggiare tra le caratteristiche casette dove vivono gli Inuit.

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Per una bella panoramica della zona basta percorrere da via Melchiorre Gioia, dove finisce il Naviglio la via Tarvisio e salire sul ponte che scavalca la ferrovia. Da qui sopra, guardando verso piazza Carbonari, sulla destra si notano delle piccole cupole rosse nascoste tra gli altri palazzi. Sono loro le casette a igloo, chiamate anche “case a zucca” per la copertura rossa del tetto.

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L’architetto Mario Cavallé per realizzare queste case (e le precedenti a forma di fungo, ora demolite di cui si è parlato nel precedente articolo) sembra che utilizzò delle “casseforme gonfiabili” (tipo camera d’aria) per riuscire a gettare in cemento armato le strutture a semisfera

A quel tempo l’architettura era molto tesa a trovare soluzioni minimali e innovative per rendere più confortevoli spazi piccoli dedicati alla classe operaia. L’interno infatti non si può certo definire spazioso. Eppure, a suo modo, Cavallè divise lo spazio interno di circa 45 metri quadrati in modo ancora oggi funzionale: due livelli, uno seminterrato a cui si accede dall’esterno, l’altro a livello strada composto da ingresso, mini bagno, cucina con soggiorno e camera da letto

Oggi delle 12 case originarie ne sopravvivono solo 8, di cui una con ingresso in via Stefini, per amore dei fotografi. Le altre, attorniate dal loro piccolo giardino, quasi non si notano più dietro agli alberi ormai più alti dei loro tetti.

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Puffolandia? No, Milano!

La chiamano «strada delle case a fungo» o anche «villaggio degli gnomi». Via Lepanto,nel  quartiere della Maggiolina conserva otto abitazioni(erano 13 in origine)  con una forma assai particolare: quella di fungo.

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Si, avete capito bene: proprio funghi, con gambo e cappello. Avete presente le abitazioni dei puffi? Persino la pittura era identica, e riprendeva i colori dell’Amanita Muscaria: un fungo tanto simpatico quanto velenoso, distinguibile per la testa rossa a pois bianchi.

Le progettò l’ architetto Mario Cavallè, nel 1946. Il loro diametro misura  7,5 metri e l’altezza è di poco superiore ai tre metri, con un’ estensione di 45 mq. Queste case erano strutturate al loro interno in uno o più vani, e tutte con un secondo livello che funge da cantina e circondate da un piccolo giardino che dava davvero l’impressione della dimora di una creatura dei boschi. Al di là di tutto, ci si chiede come i proprietari abbiano adattato la sistemazione dei mobili alle pareti ricurve.

“Una casetta piccola e accogliente, a forma di sogno, che fa sorridere e provare un po’ di invidia a chi ci passa di fronte” così è stata descritta la casa al numero 9 di via Lepanto, quella nel miglior stato di connservazione del complesso.

Purtroppo i veri e propri funghi, in realtà, non ci sono più, vennero infatti demolite negli anni ’60 per decisione dello stesso figlio di Cavallè. Esistono nella zona altre case di forma tonda sempre di paternità dello stesso architetto, ve ne parleremo in un prossimo articolo.
Per vederne alcune con la stessa forma, ma con i colori e le decorazioni non originali potete recarvi in Via Donizetti, 18 a Novate Milanese, lì troverete degli esemplari simili.

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Il mistero di S. Ambrogio

Entrando nel cortile della chiesa vi capiterà di notare un dettaglio curioso: sulle mura si trovano quattro sacchiere.

Più precisamente una è situata sul nartece, un’altra in facciata tra due colonne, e due sul muro a sinistra appena entrati.
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Le dimensioni sono tutte diverse: la prima è di sette caselle per sette, la seconda di otto per otto e le ultime due rispettivamente di sette per sette e cinque per cinque.

L’ultima probabilmente è la più particolare tra tutte essendo composta da 25 caselle di cui solo 4 bianche.

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Qual è il significato di queste scacchiere? All’epoca il gioco degli scacchi era stato proibito da papa, quindi non era scuramente a scopo ludico, inoltre, trovandosi in verticale, sarebbe impossibile giocarvi.

Che il senso fosse scaramantico?  Alcune ipotesi avanzate a riguardo sono da ritenersisbrigative ed improvvisate. Se così fosse,infatti, si dovrebbero a logica trovare altre scacchiere in gran parte delle chiese, cosa che invece non avviene.

Un’altra teoria, più articolata, ma allo stesso tempo non comprovata, farebbe risalire le scacchiere di sant’Ambrogio ai Crociati e soprattutto ai Templari. Effettivamente pare che nel 1135, durante il suo soggiorno nella canonica di San Lorenzo, Bernardo abbia citato l’Ordine Templare quale esempio di semplicità e di modello per la cristianità; del resto lui ne era stato il legislatore, avendo composto la loro Regola. Secondo alcuni, i Templari stessi erano al seguito di Bernardo al suo arrivo a Milano; la delegazione sarebbe stata accolta in pompa magna e fatta alloggiare nel chiostro del monastero. L’anno seguente si ha notizia di una Mansione Templare (Domus de Templo) in città.

Cosa c’entra dunque la scacchiera con i Templari? Non è una domanda fuori luogo, poichè essa è l’immagine della ‘dualità’, con il bicromatismo di cui è caratterizzata e i Templari avevano adottato un vessillo ufficiale- detto Beauceant- che era bipartito, sopra in bianco e sotto in nero.

Qualunque fosse il senso di questi segni non lo sapremo mai…la chiesa di Sant’Ambrogio continuerà a tenerci sotto scacco!