Il campanile imprigionato

Il campanile imprigionato
Di solito sono i prigionieri ad essere rinchiusi nelle torri, non le torri ad essere prigioniere…ma a Milano si sa, tutto può sucedere ed è così che, recandosi al numero 9 di via Giannone potrete trovare il campanile di un’antica chiesa letteralmente imprigionato all’interno di un condominio. Se siete già... Continua »
febbraio 19, 2015

Il platano dell’impiccato

Il platano dell’impiccato
A Milano esistevano vari luoghi deputati alle esecuzioni capitali. Per la ‘gente comune’ veniva utilizzata piazza Vetra mentre per i nobili (a cui era riservata la decapitazione e non l’impiccagione) il luogo deputato era piazza Mercanti. Infine, tutta la zona occupata dall’attuale corso Lodi, era utilizzata come fossa comune di... Continua »
febbraio 15, 2015

Il mistero di S. Ambrogio

Il mistero di S. Ambrogio
Entrando nel cortile della chiesa vi capiterà di notare un dettaglio curioso: sulle mura si trovano quattro sacchiere. Più precisamente una è situata sul nartece, un’altra in facciata tra due colonne, e due sul muro a sinistra appena entrati. Le dimensioni sono tutte diverse: la prima è di sette caselle... Continua »
febbraio 5, 2015

La Candelora a Milano

La Candelora a Milano
Siamo in pieno inverno e in epoca passata si aspettava con ansia la primavera: la tradizione popolare vede nel giorno della Candelora, 2 febbraio, il momento per fare pronostici. Quanto durerà l’inverno? Se il giorno della candelora il tempo è bello… udite udite l’inverno è finito, ma se piove o c’è vento,... Continua »
febbraio 2, 2015

Un dinosauro sul Duomo

Un dinosauro sul Duomo
La facciata del Duomo di Milano riserva sempre delle sorprese. Come se non bastasse la Statua della Libertà (di cui abbiamo parlato in questo articolo), tra i santi e i martiri rappresentati sul Duomo fa capolino anche un … dinosauro! A destra del portone centrale, nella parte bassa del fregio... Continua »
gennaio 21, 2015

“Pan del Toni” : il panettone dalla roma tardo imperiale ad oggi

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Tutti ne abbiamo mangiato in quantità durante queste ultime vacanze natalizie. Ma sappiamo veramente le storie all’origine di questo dolce?

Fin dai tempi dell’impero romano, nel periodo natalizio, le famiglie lombarde si riunivano intorno ad un ceppo acceso sul quale il capofamiglia spargeva ginepro e e vino e quindi spezzava il “pan grande”, precursore del moderno panettone. Il rito si è tramandato nei secoli tanto che nel ‘300, per le festività natalizie, si preparava un pane di solo frumento, un vero lusso per l’epoca, detto perciò “pan del ton”. Solo dal 1400 in poi assume le sembianze e il sapore che tutt’oggi presenta, vi sono però varie leggende intorno alla sua nascita. Una delle più comuni è questa:

“Viveva in tempi assai lontani, un povero garzone di fornaio di nome Toni. La vigilia di Natale aveva lavorato molto ad impastare pane e focacce. Era stanchissimo,la schiena gli doleva ma la sua giornata non era ancora finita. Si accinse ad impastare l’ennesimo blocco di pasta di pane e intanto preparò all’estremità della lunga asse le uova, l’uvetta, lo zucchero per la torta natalizia del padrone e per i suoi invitati. Quanto a lui, avrebbe trascorso un triste Natale accanto al letto della madre malata. Mentre tagliava le forme, per un movimento maldestro, rovesciò il barattolo dello zucchero. Nel tentativo di salvare il salvabile schiacciò le uova e si ritrovò con la pasta del pane intrisa di zucchero, uova e uvetta. Non gli rimase che impastare il tutto con le lacrime di disperazione che gli caddero sulle grosse forme che tagliò e mise a cuocere.Quando le grosse pagnotte, profumate e soffici, uscirono dal forno, il ” Pan de Toni”, come lo chiamò subito il padrone furbo, gli fece fare affari d’oro,l’indomani quando fu venduto ai signori del paese.”

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Fuori dalla leggenda, la storia ufficiale vuole che il panettone apparisse sulla tavola di Ludovico il Moro al castello degli Sforza, il Natale del 1495. Si teneva quel giorno un banchetto per celebrare il nuovo potere conferito al duca da un decreto dell’imperatore Massimiliano. Alla fine del banchetto venne portato in tavola il panis quidam acinis uvae confectus, il pane confezionato con acini di uva. Piacque molto al duca il nuovo dolce ideato dal cuoco Antonio Toni, che ben presto, tutti i milanesi poterono assaggiare,perché con atto munifico Ludovico il Moro ne fece distribuire la ricetta a tutti i cuochi di Milano. E il pan di Toni venne sbrigativamente chiamato “panettone”.

 

Il campanile con la stella

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Se arrivati a Sant’Eustorgio avete dato un’occhiata al campanile della basilica avrete notato una stranezza: sulla sua cima non c’è una croce, ma una stella a otto punte…la stella dei Magi, che serviva per indicare la presenza delle loro reliquie, oggetto da sempre della devozione dei fedeli.

La leggenda vuole che i Magi siano morti a Gerusalemme, dove erano tornati dopo la crocefissione di Gesù, per testimoniare la fede di cui si erano fatto banditori nei loro paesi.

La tradizione sostiene che le loro spoglie siano state trovate dalla regina Elena, madre di Costante, capo dell’Impero Romano d’Oriente, e trasferite nella chiesa di S. Sofia a Costantinopoli. Costante le donò a Eustorgio quando questi, eletto vescovo, si recò da lui per rimettere nelle sue mani il mandato di governatore di Milano da lui ricevuto. Eustorgio le trasportò, assieme al pesante sarcofago nel quale erano state riposte, usando un carro trainato da buoi. Dopo un lungo e avventuroso viaggio di ritorno, giunse proprio qui, all’ingresso nella città da Porta Ticinese, dove il carro sprofondò nel fango e non fu possibile rimuoverlo. L’incidente fu interpretato da Eustorgio come un segno divino, e per questo fece erigere la prima basilica nella quale custodire le reliquie dei Magi.

La storia ci informa che nel 1164 l’imperatore Federico I, il “Barbarossa”, durante una delle sue calate in Italia, ordinò al suo consigliere, Reinald von Dassel, che era anche arcivescovo di Colonia, di impadronirsi delle reliquie, che finirono cosi nel duomo della città tedesca.

Secondo un cronista dell’epoca, al momento della traslazione i corpi dei Re Magi, essendo stati trattati con balsami e spezie, erano intatti e mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni.

Nei secoli successivi Milano provò ripetutamente ad avere indietro le spoglie dei Magi, ma invano. Né Ludovico il Moro, né Alessandro VI, né Filippo di Spagna, né Pio IV, né Gregorio XIII, né Federico Borromeo riuscirono a farle tornare dalla Germania.

Solo nel 1906, infine, il Card. Ferrari, vescovo di Milano, ottenne una parziale restituzione delle reliquie, ora conservate in una preziosa urna posta sopra l’altare dei Magi.

Tutt’oggi la chiesa ospita una cappella con il pesante sarcofago che però è vuoto e, a ricordo del loro martirio, la liturgia ambrosiana usa nel giorno dell’Epifania paramenti di colore rosso.

Porta Tosa…o meglio tonsa!

10689892_755977364480461_4169568118970721118_nChi di voi ha i nonni milanesi DOC forse ha sentito chiamare l’attuale Porta Vittoria con il vecchio nome di Porta Tosa. Questo termine, che in dialetto meneghino significa ragazza, viene spesso collegato con il fatto che il noto rione milanese aveva un tempo un’alta concentrazione di leggiadre e belle fanciulle, ma la spiegazione etimologica non è affatto questa!

Difatti “tosa qui sta per “tonsa” cioè “rasata”; anticamente , infatti, il corso di porta Vittoria era chiamato “Borgo di Porta Tonsa” per via di un rilievo scultoreo del XII secolo sovrastante la porta stessa fino al 1848 e oggi esposto al Museo di Arte Antica del Castello Sforzesco, che ritrae una bizzarra e impudica figura femminile, immortalata nell’atto di radersi il pube con un rudimentale rasoio. Questa insolita raffigurazione potrebbe rappresentare una pena anticamente inflitta alle adultere e alle prostitute oppure un’usanza di derivazione celtica secondo la quale le donne dovevano mostrare le vulve rasate per scacciare il malocchio.

Non è queste l’unica spiegazione alla strana raffigurazione: si raccontano diverse leggende sul significato di questo bassorilievo. Nel 1162 Milano era assediata dalle truppe di Federico Barbarossa e si dice che una fanciulla, per distrarre i soldati nemici, si mostrò sul balcone con le vesti sollevate nell’atto di radersi.

Secondo un’altra vecchia leggenda, la scultura ritrarrebbe Beatrice di Borgogna, la moglie dell’imperatore Federico Barbarossa, che aveva raso al suolo Milano

Altri raccontano che alcuni cittadini milanesi si recarono a Costantinopoli a chiedere aiuti per ricostruire la città. L’imperatrice di Costantinopoli Leobissa si oppose a concedere gli aiuti. I milanesi, in segno di scherno, la raffigurarono come una prostituta in atto di radersi e la posero sulla porta che più di tutte dava verso Oriente.