Come in una macchina del tempo: la vigna leonardesca

Come in una macchina del tempo: la vigna leonardesca
In molti conoscono la casa degli Atellani e il suo legame con il grande maestro di Vinci. Pochi sanno però che fino a novant’anni fa, dietro la facciata del noto palazzo, si conservava pressoché intatta, dopo secoli, la vigna di Leonardo, donatagli da Lodovico il Moro nell’aprile del 1499 per... Continua »
febbraio 20, 2015

Forse baciandoli tutti e quattro…

Forse baciandoli tutti e quattro…
San Valentino si avvicina e così, come ogni anno, per le romanticone che al momento non dispongono di un fidanzato la tortura ricomincia. CuriosaMi ha la soluzione per voi, seguiteci all’interno di Santa Maria delle Grazie! Quasi tutti  conoscono questa chiesa per via del capolavoro di Leonardo l’Utima Cena che... Continua »
febbraio 11, 2015

Milano è una giungla

Milano è una giungla
Volete rimanere a bocca aperta dallo stupore? Allora dirigetevi verso via Cappuccini arrivando da corso Venezia e passando sotto il grande arco di via Salvini, cercate il numero 9, con la ringhiera in ferro battuto con le punte dorate in alto. Adesso provate a sbirciare oltre la ringhiera e dietro... Continua »
febbraio 10, 2015

Zucche o igloo?

Zucche o igloo?
Non serve che nevichi per vedere gli igloo a Milano. Anche col sole d’agosto basta percorrere i pochi metri che separano Cassina de’ Pomm, dove finisce il Naviglio della Martesana, con via Lepanto per passeggiare tra le caratteristiche casette dove vivono gli Inuit. Per una bella panoramica della zona basta... Continua »
febbraio 9, 2015

Puffolandia? No, Milano!

Puffolandia? No, Milano!
La chiamano «strada delle case a fungo» o anche «villaggio degli gnomi». Via Lepanto,nel  quartiere della Maggiolina conserva otto abitazioni(erano 13 in origine)  con una forma assai particolare: quella di fungo. Si, avete capito bene: proprio funghi, con gambo e cappello. Avete presente le abitazioni dei puffi? Persino la pittura... Continua »
febbraio 8, 2015

Piccoli inquilini della Galleria

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C’era una volta una vecchina che abitava in uno dei sottotetti della Galleria Vittorio Emanuele. Era nota l’anziana signora, perché dagli abbaini nutriva i colombi e per la sua coppia di gatti neri che girovagava libera sui tetti. Il giorno in cui la vecchina, troppo sola e troppo anziana per continuare a vivere lassù in cima è stata portata via, i mici sono rimasti. Troppo selvatici e troppo diffidenti per lasciarsi catturare. Ma sprezzanti del pericolo e curiosi tanto da avventurarsi più d’una volta attraverso i magazzini nei negozi ospiti della Galleria. E per di più non sterilizzati.

Sono trascorsi almeno tre lustri e oggi, sui tetti della Galleria, vive una colonia di mici tutti neri. I mici della vecchina si sono moltiplicate e ora sono almeno una dozzina. Anche se c’è chi li accudisce, portando loro il cibo ogni giorno.

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Dopo la decisione del comune di concedere parte delle passerelle sul tetto per creare un percorso turistico potrà la colonia convivere con i tetti animati, un ristorante, turisti in passeggiata sulle vette della Galleria?

Una prima risposta arriva proprio dall’imprenditore Alessandro Rosso, che è l’artefice di questa trasformazione e restyling. «Un tetto senza gatti è anonimo – dice -. La colonia deve rimanere qui, mi opporrei se qualcuno avesse un’idea diversa. Anzi, intendo contribuire al loro mantenimento. Lasceremo loro sia lo spazio sia la tranquillità, studieremo le soluzioni ambientali che consentano ai mici di continuare a trovarsi bene».Schermata 01-2457053 alle 15.31.26

La Candelora a Milano

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Siamo in pieno inverno e in epoca passata si aspettava con ansia la primavera: la tradizione popolare vede nel giorno della Candelora, 2 febbraio, il momento per fare pronostici. Quanto durerà l’inverno? Se il giorno della candelora il tempo è bello… udite udite l’inverno è finito, ma se piove o c’è vento, l’inverno ci accompagna ancora per 40 giorni!
Il detto infatti recita così:

“Quando vien la Candelora
de l’inverno semo fora;
ma se piove o tira il vento
de l’inverno semo dentro.”

La tradizione in merito è estremamente ricca e stratificata da nord a sud: dai celti alla Bibbia per capirci! Il 2 febbraio era la data delle celbrazioni in onore di Giunone (la dea Februa -da qui il nome Febbraio-, collegata a riti di purificazione), ed era il passaggio dalla stagione buia a quella della luce per il mondo celtico. Il 2 febbraio è  per la Chiesa il giorno della presentazione di Gesù al Tempio che, come richiedeva la tradizione ebraica, è ricordata 40 giorni dopo la nascita. La data corrisponde anche alla festa delle candele: in ricordo di Cristo come “luce del mondo”.

In tutto questo il Duomo che cosa c’entra? Il giorno del 2 febbraio veniva portata in processione dal Duomo a S. Maria Beltrade (una chiesa oggi distrutta) la cosiddetta Madonna dell’Idea, una bellissima tavola dipinta sul recto e sul verso opera di Michelino da Besozzo dell’inizio del ‘400. Sul fronte si vede la Madonna in trono, sul verso la Presentazione al Tempio appunto! Milano ricorda la processione della Madonna dell’Idea anche in un bassorielivo, straordinario documento di storia cittadina conservato al Castello Sforzesco, dove è possibile ricoscere la tavola del Duomo portata in processione dai milanesi.

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Il panettone curativo

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Se in questi giorni, guardando le vetrine delle pasticcerie, avvistate qualche panettone, non stupitevi più di tanto. Non sono avanzi di magazzino che non sanno come smaltire, ma semplicemente un’antica tradizione milanese: nella città meneghina è usanza mangiare insieme in famiglia un panettone, per preservarsi dai mal di gola per tutto l’anno. Questo accade in occasione della festività di San Biagio (3 febbraio).

A dir il vero, la tradizione vorrebbe che venisse mangiato del panettone avanzato dalle feste natalizie, anche se ormai pochi lo conservano ed è consuetudine acquistare i cosiddetti “panettoni di san Biagio”, gli ultimi rimasti dal periodo festivo.

Ma chi era San Biagio? La storia parte da molto lontano. Intorno al 300 D.C. Biagio Nacque in Armenia, e fece il medico fino a quando la popolazione delle sua città non lo spinse a fare il vescovo, non dimenticando però la sua professione. Da vescovo curava le anime e da medico il corpo. Fino a quando un giorno una madre disperata, si presentò al suo cospetto perché il figlio aveva una lisca di pesce conficcata in gola. L’istinto di medico gli fece usare della mollica di pane e la fede di vescovo la fece mangiare al ragazzo solo dopo averla benedetta. Il metodo che aveva ben poco di miracoloso gli fece salvare la vita del ragazzo. Ma la notizia del miracolo fece presto molta strada e questo non piacque ad Agricola, prefetto di Diocleziano per l’Armenia. E sentendo crescere a dismisura la fama di Biagio, decise con una scusa di convocare il vescovo, e trovandoselo davanti lo fece uccidere, per evitare la santificazione da parte del popolo. Ma il martirio ottenne l’effetto contrario, e presto Biagio fu fatto Santo. E in ricordo dell’episodio del bambino e della mollica, il 3 febbraio si usa mangiare del pane benedetto per proteggere la gola.

Poi del come questo si unisca al panettone, in una tradizione esclusivamente milanese, lo spiegano molte leggende che in qualche modo cercano di dare una risposta.

Una di queste narra che una massaia prima di Natale portò a un frate un panettone perchè lo benedicesse. Essendo molto impegnato, il frate le disse di lasciarglielo e passare nei giorni successivi a riprenderlo. Ma la donna se ne dimenticò e il frate, dopo averlo benedetto, iniziò a sbocconcellarlo finchè si accorse di averlo finito.

La donna si ripresentò a chiedere il suo panettone benedetto proprio il 3 febbraio, giorno di San Biagio: il frate si preparò a consegnarle l’involucro vuoto e a scusarsi, ma al momento di consegnarglielo si accorse che nell’involucro era comparso un panettone grosso il doppio rispetto all’originale. Era stato un miracolo di San Biagio, che diede il via alla tradizione di portare un panettone avanzato a benedire ogni 3 febbraio e poi mangiarlo a colazione  per proteggere la gola.

Passeggiata sulla Galleria

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Un itinerario suggestivo e inedito sulle passerelle che un secolo e mezzo fa vennero realizzate per la manutenzione del gioiello architettonico opera dell’architetto Giuseppe Mengoni, nel cuore di Milano, e da allora mai aperte al pubblico. Lo diventeranno nei prossimi mesi: se si riuscirà già entro i primi giorni di Expo

Il progetto è finanziato dal Seven Stars Hotel e AlessandroRosso Group, a cui il Comune ha concesso in uso la porzione del tetto.

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Con l’ok della soprintendenza verranno rifatte e allargate le originali passerelle ideate per la manutenzione del tetto a vetri della Galleria. Il tour permetterà di ammirare dall’alto piazza Duomo e la cattedrale, piazza della Scala e il nuovo skyline della città. Il percorso, lungo 250 metri e con 550 metri quadrati di superficie, avrà una serie di terrazze e piazzole di sosta, oltre a pannelli che spiegheranno la storia della Galleria e un sistema di illuminazione per le visite notturne. Inizialmente verrà aperto nel tratto tra via Silvio Pellico 2 e via Silvio Pellico 8, mentre più in là nel tempo verrà completato il percorso da piazza Duomo fino a piazza della Scala passando per il ‘cupolone’.

L’idea è di aprire le visite dalle 7 alle 23 per godersi il panorama dall’alba al tramonto. Per salire si utilizzeranno due ascensori veloci, uno già realizzato e l’altro in fase di costruzione, con la salita dall’interno del cortile di via Pellico 2, lato di piazza Duomo, e la discesa dal cortile del civico 8.

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I giorni della Merla

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Tra le leggende milanesi, quella invernale per definizione è la leggenda dei tre giorni della merla. In dialetto: i trii dì de la merla. Per la precisione sono il 29, 30 e 31 gennaio, e la tradizione vuole che siano i più freddi dell’anno. Ma perché si chiamano così?

La storia narra che una volta i merli fossero bianchi, con l’arrivo dell’inverno, una famiglia di merli aveva lasciato la campagna dove si trovava per recarsi in Porta Nuova, stabilendosi su un grande albero all’interno di un cortile. Mamma e papà si occupavano di recuperare il cibo per i tre piccoli, approfittando delle briciole di pane che venivano lasciate sul davanzale delle finestre.

L’inverno intanto avanzava, e per sopportare meglio il freddo la famiglia tutta decise di trasferirsi sotto una grondaia. Verso metà gennaio, però, il clima si fece più mite e i merli iniziarono a far sentire la loro voce festeggiando quello che sembrava essere il primo segnale dell’imminente primavera. I festeggiamenti, però, erano decisamente prematuri: il 29 il sole abbandonò la città e una coltre di gelo scese su Milano, trasformandosi presto in una grande nevicata.

I merli non riuscivano più a trovare cibo per i loro piccoli: anche le briciole che venivano lasciate sui davanzali erano ricoperte di neve, mentre lo strato di neve a terra era troppo spesso e duro per scavare. Come fare allora? Papà merlo decise che era necessario volare via per cercare cibo. Là dove l’inverno finisce.

I giorni passarono, e il freddo in città non faceva che peggiorare. Tanto che per la mamma merlo era diventato impensabile rimanere sotto la grondaia. Bisognava spostarsi a tutti i costi. Sul tetto c’era un camino da cui usciva sempre un denso e caldo fumo nero, mamma merla volò là sopra e trovò un angolo tutto annerito dalla fuliggine in cui i merli potevano ripararsi e avere rifugio.

Così protetti, i merli riuscirono a sopravvivere ai più gelidi giorni dell’inverno. Tornò il sole, e con il sole tornò anche papà merlo, che atterrò sulla grondaia ma senza trovare la famiglia. Quando gli si fece incontro la sua compagna tutta ricoperta di nero, a stento riuscì a riconoscerla, ma mamma merla gli raccontò tutte le vicissitudini, dopodiché anche papà merlo prese il suo posto nel camino. Lì trascorsero il resto dell’inverno, diventano sempre più neri. Ecco perché i merli femmine sono integralmente neri, mentre i maschi hanno il becco giallo, dal momento che nel camino ci sono rimasti meno tempo.