Il campanile imprigionato

Il campanile imprigionato
Di solito sono i prigionieri ad essere rinchiusi nelle torri, non le torri ad essere prigioniere…ma a Milano si sa, tutto può sucedere ed è così che, recandosi al numero 9 di via Giannone potrete trovare il campanile di un’antica chiesa letteralmente imprigionato all’interno di un condominio. Se siete già... Continua »
febbraio 19, 2015

Zucche o igloo?

Zucche o igloo?
Non serve che nevichi per vedere gli igloo a Milano. Anche col sole d’agosto basta percorrere i pochi metri che separano Cassina de’ Pomm, dove finisce il Naviglio della Martesana, con via Lepanto per passeggiare tra le caratteristiche casette dove vivono gli Inuit. Per una bella panoramica della zona basta... Continua »
febbraio 9, 2015

Puffolandia? No, Milano!

Puffolandia? No, Milano!
La chiamano «strada delle case a fungo» o anche «villaggio degli gnomi». Via Lepanto,nel  quartiere della Maggiolina conserva otto abitazioni(erano 13 in origine)  con una forma assai particolare: quella di fungo. Si, avete capito bene: proprio funghi, con gambo e cappello. Avete presente le abitazioni dei puffi? Persino la pittura... Continua »
febbraio 8, 2015

Il mistero di S. Ambrogio

Il mistero di S. Ambrogio
Entrando nel cortile della chiesa vi capiterà di notare un dettaglio curioso: sulle mura si trovano quattro sacchiere. Più precisamente una è situata sul nartece, un’altra in facciata tra due colonne, e due sul muro a sinistra appena entrati. Le dimensioni sono tutte diverse: la prima è di sette caselle... Continua »
febbraio 5, 2015

Passeggiata sulla Galleria

Passeggiata sulla Galleria
Un itinerario suggestivo e inedito sulle passerelle che un secolo e mezzo fa vennero realizzate per la manutenzione del gioiello architettonico opera dell’architetto Giuseppe Mengoni, nel cuore di Milano, e da allora mai aperte al pubblico. Lo diventeranno nei prossimi mesi: se si riuscirà già entro i primi giorni di... Continua »
gennaio 30, 2015

Trattamento reale in Stazione Centrale

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La stazione di Milano sin dall’origine era stata porgettata per accogliere al meglio migliaia di viaggiatori…per uno in particolare però era stato previsto un trattamento speciale! Di chi parliamo? Del re!
Aveva infatti un’entrata personale sul lato sud-est della stazione, precisamente da Piazza Luigi di Savoia 1/26.

Disegnato da Ulisse Stacchini nel 1931 l’ambiente esiste ancora e si chiama atrio reale o sala delle armi per via dei bassorilievi che rappresentano proprio scene e metodi di guerra dell’epoca; la sala aveva la funzione di accogliere la famiglia reale durante l’attesa precedente alla partenza, prevedeva addirittura che il re e la regine potessero sostare separatamente, ognuno con i proprio collaboratori prima di salire a bordo del treno reale,sul binario 21, al quale si accedeva direttamente attraverso le porte a vetri del salone.

Percorrendo pavimenti intarsiati attraverso un corridoio di arredi, mosaici e decorazioni marmoree si respira un’aria antica, surreale, un luogo che anche emotivamente contrasta con il frenetico movimento delle migliaia di passeggeri quotidiani che transitano nella stazione di Milano Centrale.

Sono infatti tutt’ora presenti decorazioni lussuose originarie in stile impero degli anni trenta: fontane in marmo rosso, lampadari di design, poltrone dallo schienale lunghissimo come dettava la moda di quegli anni, pavimenti di legno intarsiato.

Proprio questi ultimi sono oggetto di un’ulteriore curiosità: uno dei motivi decorativi è la svastica, forse in previsione dell’accoglienza di Hitler che però non passò mai per questa sala.

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La parte più interessente però probabilmente è il bagno: dietro lo specchio si nasconde infatti una via di fuga in caso di emergenza.

 

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Un dinosauro sul Duomo

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La facciata del Duomo di Milano riserva sempre delle sorprese. Come se non bastasse la Statua della Libertà (di cui abbiamo parlato in questo articolo), tra i santi e i martiri rappresentati sul Duomo fa capolino anche un … dinosauro!
A destra del portone centrale, nella parte bassa del fregio in marmo fa bella mostra di sè quello che, a prima vista, può sembrare proprio un cucciolo di dinosauro.
Probabilmente però quello raffigurato nel marmo del Duomo è il drago Tarantasio,

Secondo una leggenda popolare, infatti, il lago Gerundo, nelle vicinanze di Lodi, sarebbe stato abitato da un dragone chiamato Tarànto o più comunemente conosciuto come Tarantasio, il quale si sarebbe nutrito soprattutto di bambini, ammorbando l’aria con il suo fiato pestilenziale e causando la malattia della febbre gialla.

Sono sorte numerose leggende riguardo al drago, le quali sono tutte accomunate dalla concomitanza tra l’uccisione di Tarànto e il prosciugamento del lago.

Alcune fonti popolari attribuiscono il prosciugamento e la bonifica del lago a san Cristoforo, che avrebbe sconfitto il drago, o a Federico Barbarossa.

La più suggestiva riguarda l’uccisione del drago da parte del capostipite dei Visconti, il quale avrebbe poi adottato come simbolo la creatura sconfitta, ovvero il biscione con il bambino in bocca.

Miracolo a Milano

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Abbiamo concluso l’articolo precedente riguardante l’oratorio di San Protasio dicendo che probabilmente è un miracolo che sia ancora in piedi…e in effetti qualcosa di miracoloso in questa chiesa è avvenuto!

gli anziani della zona si tramandano la storia che l’affresco della Madonna, coperto per tre volte da una imbiancatura a calce, quando si voleva utilizzare la cappella come abitazione, riaffiorò più nitido che mai. Dopo questo evento, giudicato prodigioso dai contadini del borgo, si abbandonò l’idea di utilizzare l’oratorio come abitazione e si continuò a venerare questa Madonna rivolgendosi a lei per chiedere ogni tipo di grazia. La devozione verso questa Madonna è ancora molto sentita: ne sono testimonianza i mazzi di fiori e i lumini lasciati davanti alla chiesetta.

Una chiesa sullo spartitraffico

Incidente del  12-13 gennaio 2013
Se vi è capitato di passare da Via Lorenteggio, a sud-sud ovest della città, sono certa che anche voi vi sareti chiesti cosa ci faccia una chiesetta in mezzo alle corsie automobilistiche.
E’ la “gesetta de lusert”: si tratta di una vecchia chiesetta di campagna frequentata dai contadini della zona per la Santa Messa.
Il nome deriva dal fatto che l’oratorio, rimasto per decenni in disuso, era frequentato solo dalle lucertole che trovavano riparo tra le sue pietre.
La costruzione, edificata tra il IX e XII secolo fuori le mura di Milano e quindi all’epoca in aperta campagna, non è in linea con via Lorenteggio perchè probabilmente lo era con la strada che dalle mura medievali di Milanousciva dalla Pusterla di Sant’Ambrogio e muoveva verso ovest, costeggiando il canale dell’Olona.
La sua bizzarra posizione all’interno di uno spartitraffico è dovuta al fatto che la chiesa rischiò di scomparire negli anni ’50 con l’espansione urbanistica della città.
Quando costruirono la strada a due corsie inizialmente si voleva demolire la chiesa, ma le proteste degli abitanti furono tali da optare per un’altra soluzione: lasciare la chiesetta nello spartitraffico che divide le due corsie della strada.
Il  piccolo “Oratorio di San Protaso al Lorenteggio ”  tutt’oggi resiste stoicamente nello spartitraffico della via Lorenteggio, nonostante auto, scooter ed bus di linea gli sfrecciano accanto in entrambe le direzioni…sembra quasi un miracolo!

 

La casa del diavolo

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Piazza Missori non è certo spettacolare come altri luoghi a Milano Discreta, inglobata nel traffico cittadino, offre tuttavia piccoli anneddoti che meritano, per esempio si narra che nei pressi di questa piazza abitasse nientemeno che il diavolo.

Precisamente in Corso di Porta Romana 3, già visibile da piazza Missori si sistemò nel 1600 Ludovico Acerbi. Ricchissimo, si rese subito inviso alla città facendo di tutto per ostentare sfarzo in un momento di profonda crisi economica: nel suo palazzo furono ristrutturati i tre piani in stile barocchetto, il cortile porticato su colonne, la corte rococò, un vasto e luminoso scalone a tre rampe che conduce alle stanze padronali e numerosi ampi saloni che contenevano statue e dipinti di gran pregio, stucchi, grandi specchi, tappezzeria di seta. Il giardino fu arricchito con piante esotiche tantissimi fiori e fontane luminose.

Un anonimo cronista dell’epoca lo descrive: “di anni cinquanta in circha con barba quadrata et lunga, né magro né grasso, né bianco né nero. Comparisce ogni giorno in carrozza superbissimo con sedici staffieri giovani, sbarbati, vestiti in livrea verde dorata et con assai copia di gioie e sei cavalli tirano la sua carrozza”.

La sua nome gli derivò dal fatto che quando scoppiò la pestilenza del 1630 quest’uomo, non solo si rifiutò da lasciare Milano, ma prese l’abitudine di dare feste sontuosissime per chi era rimasto, e che la sua risata risuonasse nel Corso reso deserto dalla morte. Secondo la leggenda nessuno in casa Acerbi venne colpito dalla peste e allora i milanesi non ebbero più dubbi: il diavolo abitava lì.

Del palazzo originale (oggi occupato da uffici) resta solo il cancello in ferro battuto, il cortile con i portici a colonna, lo scalone in stile rococò con gli angeli di bronzo e le pitture ornate da stucchi sui muri e sul soffitto del salone delle feste.