Il Tempio della Notte

Il Tempio della Notte
l Parco di Villa Finzi è un parco di Milano, situato a Gorla che ospita uno dei luoghi più misteriosi della città: il Tempio della Notte. Agli inizi dell’Ottocento, la villa, allora in piena campagna, era di proprietà del conte Batthyàny, ungherese, ufficiale degli ussari, che nel 1829 fece costruire... Continua »
febbraio 26, 2015

Casa 770, la casa “clonata”

Casa 770, la casa “clonata”
Ai margini del quartiere di Porta Venezia, più precisamente in zona Risorgimento,(via Poerio 35) c’è una casa curiosa. Molti la chiamano “la casa olandese” perché ricorda le abitazioni del nord Europa ed effettivamente la casa si estende su tre livelli e riproduce una tipica casa nord europea in mattoncini, con... Continua »
febbraio 24, 2015

Milano come Hollywood

Milano come Hollywood
Quando si dice Walk of Fame si pensa subito a Hollywood, distretto di Los Angeles che è diventato un’icona del cinema americano e non solo.Ma forse in pochi sanno che anche Milano possiede la Walk of Fame. Poca gente però ne conosce l’esistenza, pur essendo localizzata in una zona centrale... Continua »
febbraio 22, 2015

Il campanile imprigionato

Il campanile imprigionato
Di solito sono i prigionieri ad essere rinchiusi nelle torri, non le torri ad essere prigioniere…ma a Milano si sa, tutto può sucedere ed è così che, recandosi al numero 9 di via Giannone potrete trovare il campanile di un’antica chiesa letteralmente imprigionato all’interno di un condominio. Se siete già... Continua »
febbraio 19, 2015

Un salto a Pechino in giornata

Un salto a Pechino in giornata
Il Capodanno cinese è una scenografica festività che vede danze, canti, lanterne e dragoni dispiegarsi per celebrare l’arrivo del nuovo anno, solitamente nel periodo di febbraio, svariate settimane dopo il capodanno occidentale. Per assistere a queste celebrazioni però non per forza bisogna prendere un aereo e andare a Pechino: da... Continua »
febbraio 19, 2015

Carnevale ambrosiano

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Dove si osserva il rito ambrosiano, ovvero nella maggior parte delle chiese dell’arcidiocesi di Milano e in alcune delle diocesi vicine, il Carnevale finisce con la prima domenica di quaresima; l’ultimo giorno di carnevale è il sabato, 4 giorni dopo rispetto al martedì in cui termina dove si osserva il rito romano.

La tradizione vuole che il vescovo sant’Ambrogio fosse impegnato in un pellegrinaggio e avesse annunciato il proprio ritorno per carnevale, per celebrare i primi riti della quaresima in città. La popolazione di Milano lo aspettò prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito delle Ceneri che nell’arcidiocesi milanese si svolge la prima domenica di quaresima.

In realtà la differenza è dovuta al fatto che anticamente la quaresima iniziava dappertutto di domenica, i giorni dal mercoledì delle Ceneri alla domenica successiva furono introdotti nel rito romano per portare a quaranta i giorni di digiuno effettivo, tenendo conto che le domeniche non erano mai stati giorni di digiuno.

Per questo, dal 18 al 21 febbraio, mentre per gli altri la pacchia sarà già finita, Milano sarà al centro di una serie di iniziative colorate.

Per prima cosa il carnevale ambrosiano avrà un’anima sociale, grazie al Milano Clown Festival, ideato e diretto da Maurizio Accattato e promosso da Scuola di Arti Circensi e Teatrali milanesi, che si terrà in concomitanza con la celebrazione meneghina.

Sono previsti oltre 130 appuntamenti tra spettacoli, eventi speciali, concerti e incontri dedicati ai più piccoli; tutti a ingresso libero. Parteciperanno anche artisti e compagnie provenienti da diverse parti del mondo: dagli Stati Uniti a Israele, dalla Russia alla Francia fino a Polonia, Spagna e Romania. In particolare, sarà ospite per la prima volta a Milano Anver The Eccentric, considerato uno dei più grandi clown al mondo.

La tradizionale sfilata dei carri invece partirà sabato 21 alle ore 15 da Palestro per arrivare in piazza Beccaria e non in Piazza Duomo, come ci si aspetterebbe, a causa dei lavori alla pavimentazione.

 

Burano? No, zona Cinque Giornate

Questa foto è stata scattata a Milano. Non a Burano, non a Portobello Road e neppure in un piccolo borgo ligure. La  cosa vi stupisce?

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Non preoccupatevi: non sono in molti infatti a conoscere questo piccolo quartiere composto di villette multicolore, incredibilmente intatte e curatissime, situato in via Lincoln, nella zona di Piazza Cinque Giornate.

Oviamente tutto ciò non è casuale: a fine ’800 una cooperativa operaia progettò qui un Quartiere Giardino composto da piccole abitazioni a prezzi accessibili, destinate ai lavoratori della zona di Porta Vittoria. Negli anni, gli abitanti hanno iniziato ad abbellire l’area, dando vita ad una specie di sfida a chi trovava il colore più allegro e brillante per la propria facciata.

Rosa, verde, giallo, azzurro, lilla: entrare in questa via è un’esperienza davvero rivitalizzante per gli occhi e per l’umore, quasi come partecipare a una seduta di cromoterapia.

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Queste abitazioni all’origine erano assegnate in proprietà con usufrutto a vita, in seguito sono state vendute. Oggi sono considerate villette residenziali, e al libero mercato ovviamente costano più delle altre nella stessa zona. Nel dicembre del 1998 alcuni proprietari hanno promosso la nascita dell’associazione “Amici della Via Lincoln” con lo scopo di preservare e tutelare le caratteristiche del villaggio, come si legge nel loro statuto.

Il platano dell’impiccato

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A Milano esistevano vari luoghi deputati alle esecuzioni capitali. Per la ‘gente comune’ veniva utilizzata piazza Vetra mentre per i nobili (a cui era riservata la decapitazione e non l’impiccagione) il luogo deputato era piazza Mercanti.

Infine, tutta la zona occupata dall’attuale corso Lodi, era utilizzata come fossa comune di banditi e ladri condannati a morte. I loro corpi impiccati, come monito, venivano lasciati per alcuni giorni a penzolare sugli alberi per poi essere seppelliti in una fossa comune. Negli anni ’70 sono stati piantati nuovi platani per abbellire la zona, ma sembra che la memoria dell’antico passato voglia tornare alla luce. Una leggenda metropolitana afferma infatti che uno diq uesti alberi abbia assunto forme particolari simili ai volti ed ai corpi straziati degli impiccati che non vogliono essere dimenticati, come se una forza misterios lo stesse torcendo da dentro.

Scettici? Una capatina in Corso Lodi tra il civico 75 e 78 potrebbe risolvere i vostri dubbi!

Milano è una giungla

Volete rimanere a bocca aperta dallo stupore? Allora dirigetevi verso via Cappuccini arrivando da corso Venezia e passando sotto il grande arco di via Salvini, cercate il numero 9, con la ringhiera in ferro battuto con le punte dorate in alto. Adesso provate a sbirciare oltre la ringhiera e dietro la siepe. No, non è un’allucinazione, quello è davvero uno stormo di fenicotteri rosa!

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La villa in questione appartine alla famiglia Invernizzi ( si, proprio l’Invernizzi del formaggino Mio).

«A Villa Invernizzi sono presenti animali di due specie, fenicottero rosa o maggiore ( Phoenicopterus roseum ) e fenicottero cileno ( Phoenicopterus chilensis ) – spiega Lorenzo Crosta, medico veterinario che da oltre vent’anni si occupa di loro.

Questi esemplari sono tutti nati in cattività da esemplari portati nel nostro paese dal Cile e dall’Africa prima del 1980, data in cui l’Italia aderì alla convenzione che tutela gli animali esotici e le specie a rischio d’estinzione. Questi fenicotteri addirittura riproducendosi, dimostrano di stare benissimo nel micro cosmo creato dal cavalier Invernizzi benissimo,  tanto che diversi anni fà, dopo una nidificazione inaspettatamente copiosa, parte dello stormo fu affidato  al parco Zoo di Punta Verde a Lignano.

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Nella comunità di Villa Invernizzi ci sono esemplari di addirittura 25 anni. Di loro si occupa un custode che prepara ogni giorno un pastone perfettamente equilibrato: «Vitamine e crostacei sono indispensabili anche per il pigmento rosa delle piume» precisa il dottor Crosta.

La villa non è aperta al pubblico, ma i fenicotteri si possono comunque  intravedere attraverso le inferiate del cancello.

Forse è proprio vero che…Milano è una giungla!

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Zucche o igloo?

Non serve che nevichi per vedere gli igloo a Milano. Anche col sole d’agosto basta percorrere i pochi metri che separano Cassina de’ Pomm, dove finisce il Naviglio della Martesana, con via Lepanto per passeggiare tra le caratteristiche casette dove vivono gli Inuit.

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Per una bella panoramica della zona basta percorrere da via Melchiorre Gioia, dove finisce il Naviglio la via Tarvisio e salire sul ponte che scavalca la ferrovia. Da qui sopra, guardando verso piazza Carbonari, sulla destra si notano delle piccole cupole rosse nascoste tra gli altri palazzi. Sono loro le casette a igloo, chiamate anche “case a zucca” per la copertura rossa del tetto.

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L’architetto Mario Cavallé per realizzare queste case (e le precedenti a forma di fungo, ora demolite di cui si è parlato nel precedente articolo) sembra che utilizzò delle “casseforme gonfiabili” (tipo camera d’aria) per riuscire a gettare in cemento armato le strutture a semisfera

A quel tempo l’architettura era molto tesa a trovare soluzioni minimali e innovative per rendere più confortevoli spazi piccoli dedicati alla classe operaia. L’interno infatti non si può certo definire spazioso. Eppure, a suo modo, Cavallè divise lo spazio interno di circa 45 metri quadrati in modo ancora oggi funzionale: due livelli, uno seminterrato a cui si accede dall’esterno, l’altro a livello strada composto da ingresso, mini bagno, cucina con soggiorno e camera da letto

Oggi delle 12 case originarie ne sopravvivono solo 8, di cui una con ingresso in via Stefini, per amore dei fotografi. Le altre, attorniate dal loro piccolo giardino, quasi non si notano più dietro agli alberi ormai più alti dei loro tetti.

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